I RACCONTI DEL CALENDARIO - agosto

 



--------------------ITALIAN ONLY-----------

L’ho sentito avvicinarsi alle mie spalle. Ho riconosciuto il passo. Ma ho fatto finta di nulla.

Sono rimasto a guardare il mare, agitato dalle mille “colombelle” bianche di schiuma del vento del nord che porta l’aria fresca alla fine di questa estate. Sull’altro versante dell’isola i traghetti invece portano via gli ultimi gruppi di turisti. Tra poche settimane tornerà la pace. Devo soltanto aspettare.

- Ehi, lassù!

La voce di mio padre. Il suo respiro.

Sospiro e mi preparo mentalmente all’ennesima predica. Vediamo cos’ho fatto di sbagliato, stavolta: dimenticato qualche chiusura di conto al B&B? lasciato qualche porta aperta che non dovevo? sistemato male qualcosa che poi quel genio di Leonardo o quella perfettina di Lia avrebbero rimesso a posto?

- Ma dove sei finito?

Insiste. Rispondo, scazzato:

- Quaaa!

- E finalmente…

Mi volto a guardarlo. La sua figura mi appare nera perché ha il sole alle spalle. I capelli pazzi nel vento, tanto simili ai miei, però, sono inconfondibili. Si siede accanto a me, nell’erba alta. Però si tiene a distanza dal bordo della scarpata, mentre io faccio pendere le gambe oltre e le dondolo annoiato.

- Non sei un po’ troppo in bilico …?

Basta un’occhiataccia.

- Ok, ok, come non detto. Adesso hai diciotto anni e sai quello che fai.

- Lo sapevo anche prima, quello che facevo.

- Certo.

Certo un cavolo! Mi ha sempre trattato come lo scemo di casa. Sempre a sottolineare la bravura di Leonardo che è il genio assoluto, il carattere di Lia che “si lascia guidare senza fare storie”, quello della mamma che è tanto sicura di sé. A volte mi ha messo a confronto anche con Tristan … il nostro cane! Guardalo, vedi come sale veloce lui?

Scusa papà, se sono il figlio riuscito male.

Lo scriveranno anche sulla mia tomba, un giorno: Libero Laudati – Quello Sbagliato.

- Tieni! – dice a sorpresa lui. E tira fuori dal nulla una busta di carta col fondo tutto umido. Me la piazza sotto il naso.

- Che roba è? – chiedo, un po’ schifato.

- Fichi.

- Fichi?

- Fichi … quelli del mio albero.

Ah … il suo albero spettacolare ha già fatto i fichi? Non credevo. Precoce, quest’anno. Ecco, magari mi metterà a confronto pure con una pianta, adesso. Io che, a diciott’anni, non ho ancora le idee chiare se non che… voglio restare sull’isola. Non sogno di andar via come i miei fratelli.

- Sono i primissimi. Assaggia.

Ne prendo uno. Appiccicoso … bene, significa che è molto dolce. Lo assaggio… effettivamente lo è. Buonissimo! Ne mangia uno anche lui solo che in più aggiunge anche un pezzo di pane. A lui piacciono con il pane, i fichi. A me semplici.

- Hai fatto la raccolta? – domando, fissando il mare sotto di me e le mie gambe nel vuoto. Pure le gambe abbiamo uguali, noi due. E il colore degli occhi. E il timbro della voce. Per il resto pero …

- Non ancora. La raccolta vera la farò prossima settimana, se tu mi dirai che posso.

- Se io …? – mi volto, accigliato. Mio padre sorride e annuisce.

- Se mi dirai che i fichi sono buoni, faccio la raccolta. Altrimenti aspetto ancora un po’.

- E da quando ti fidi di me?

- Mi fido sempre di te. Se non te ne accorgi mica è colpa mia.

- Sì che lo è. Non sei bravo a farmelo capire…

- Dici? Credevo di sì.

Mi scappa una risata.

- Come no…. Stai sempre a lodare Leo, a esaltare Lia, a ripetere loro che possono conquistare il mondo, che sono il tuo orgoglio …

- Per forza. Con loro devo farlo. Sono loro quelli che andranno via dall’isola, appena finiti gli studi, non tu.

Lo guardo di nuovo, sconvolto. Come fa a sapere che voglio rimanere? Non gliel’ho mai detto.

- Tu non te ne andrai dall’isola… perché sei come me. Perché la ami troppo. Sbaglio?

- No …

Sono senza parole. Mangio un altro fico. Lui pure … col pane.

- A te non devo dire niente perché intuisco i tuoi pensieri, so che quello che desideri lo hai già. Loro no. Loro andranno alla ricerca di qualcosa chissà dove… e devono essere incoraggiati. Capito? Loro non so cosa combineranno, nella vita. Te sì.

- Nel senso che sono prevedibile, eh?

- Nel senso che sei già maturo. E non perché hai diciotto anni. Perché sei forte. Io ti ammiro molto, lo sai?

- Davvero? – sorrido, ma non glielo lascio vedere.

I polmoni all’improvviso mi si allargano e respiro meglio … per l’orgoglio, per la gioia, per la sicurezza che questa rivelazione inaspettata mi regalano.

- Grazie. – gli dico

- Figurati. – fa lui.

- Dei fichi, intendo. Grazie di averli portati per me.

- E allora?

- E allora … sì, sono buonissimi. La raccolta ci sta.

- Bene – conclude mio padre, contento.

- Bene – dico anche io. Allungo un braccio e glielo passo intorno alle spalle. Non ricordo quand’è l’ultima volta che l’ho fatto.


Commenti

Post popolari in questo blog

Contessa dei Venti - Countess of the Winds

Inchinarsi alla Natura - Bow at Nature

L'UOMO DEI SOGNI E' ANDATO VIA - The man of dreams is gone