I RACCONTI DEL CALENDARIO - ottobre

 



--------------ITALIAN ONLY ----------------

- Se cadiamo, tocchiamo terra insieme?

Gliel’ho chiesto apposta quando siamo arrivati in cima al vulcano, un attimo prima di intraprendere l’ultimo sforzo per salire all’orlo del grande cratere. Lui si è fermato, si è girato accigliato, come se avesse sentito una bestemmia:

- Non si chiede una cosa del genere a queste quote… sei matta?

- Voglio solo sapere fino a che punto siamo sincronizzati.

- Certamente non fino al punto di morire insieme … smettila. E recupera fiato.

Mi sono messa a ridere, nascondendo la bocca dietro le mani. Se penso che solo un anno fa non avevo tutta questa confidenza con lui. Ma che dico? Un anno fa nemmeno ci salutavamo.

 

In montagna ci si saluta sempre. Una strana forma di cortesia che credo si basi sul poter contare su una persona qualsiasi in caso di pericolo…lassù dove domina la natura selvaggia. Be’, tutti si salutano quando si incontrano in montagna. Noi no. Ci sfioravamo a distanze siderali … lui all’ingresso del bosco, io fuori sulla sciara di lava, lui nella valle e io in cima al dicco … al massimo un cenno veloce e poi ognuno per i fatti suoi. Siamo due orsi solitari… io perché ho bisogno del silenzio della montagna per calmare i miei pensieri folli e i miei ricordi dolorosi… lui, chissà per quale motivo. Ci piace stare dove non c’è gente. E anche noi due siamo “gente”… per questo ci ignoravamo.

 Poi è successa la grande eruzione.

Tre bocche effusive in cima, una frattura più a valle. Lava dappertutto, energia, boati, cenere, vibrazioni! Volevo assolutamente aggirare il blocco delle autorità che impedivano di avvicinarsi al fuoco … e non sapevo come fare. Fu allora che me lo ritrovai accanto all’improvviso, sbucato dal buio non si sa come. Mi diede un colpetto con la mano sulla spalla. Io trasalii, girandomi.

- Sshh! Seguimi! – disse soltanto. E lo seguii.

Con lui a farmi da guida, percorremmo sentieri inimmaginabili e fregammo facilmente la polizia. Quella notte ho scattato le foto più incredibili della mia vita. E da allora ho avuto un solo scopo: seguirlo, ovunque.

No, non sono innamorata. Anche perché lui è tanto più vecchio di me e una sua vita ce l’ha. Ma so che diventando parte della sua esistenza, almeno qui in montagna, potrò imparare come si doma questo vulcano gigantesco. Lui è il domatore. E io l’apprendista. Pian piano è nata un’amicizia “part time”… perché siamo amici solo quando ci vediamo e noi ci vediamo soltanto in montagna. Non ero mai arrivata a fargli una domanda tanto intima, però.


- Che mi vorresti chiedere? – fa lui, di colpo, come se avesse letto tutto ciò che ho pensato fino ad ora. Divento rossissima in viso.

- Niente, perché?

- Se mi chiedi se possiamo cadere e atterrare insieme, forse hai molte altre domande in quella testolina matta. Fammene una.

- Boh …

- Dai, su!

- Va bene. Ma tu dove vivi? Cioè, quando non sei qui sul vulcano … dove abiti?

- Un po’ ovunque. E tu?

- In città.

- Uhm…

- Hai qualcuno che ti aspetta, a valle?

- Sì. E tu?

- Sì, anche io.

Un improvviso silenzio ci mette in imbarazzo. Il vulcano interviene degassando rumorosamente, poche centinaia di metri sopra le nostre teste.

- Sei reale? – gli domando ad un certo punto e la domanda stupisce anche me.

Lui ride: - In che senso, scusa?

- La gente dice che sei un mito, che in realtà non esisti. Ti chiamano “il Fantasma dell’Etna”, lo sai?

- Be’ – ride ancora lui – Tu ormai lo frequenti da un pezzo, questo fantasma. Che idea ti sei fatta?

- A me sembri reale… ma ho sempre paura che un giorno tu possa scomparire per sempre.

- Per questo mi stai sempre addosso? Per evitare che io sparisca?

- Forse sì …

- Anche se sparissi domani, lascerei un’eredità incredibile. Perché un’altra persona percorrerebbe i miei sentieri al posto mio, alla stessa velocità, con la stessa passione. Una persona che stimo e rispetto perché è speciale e unica.

- E chi è questo?

- Questa. Sei tu.

Mi si è congelata la lingua in un attimo e il cuore ha saltato un battito. Mi considera la sua erede? Davvero? E da quando? E come …? Perché? Come farò a reggere il peso di questo onore? Lui si mette in piedi, agile come un grillo. Alza lo sguardo verso la cima del cratere. Poi mi guarda e fa un cenno col capo come a dire “vieni”. Mi alzo anch’io.

- La risposta a quella domanda è sì. – mi dice.

- Che domanda?

- Quella sul cadere. Se cadiamo, noi due tocchiamo terra insieme. Siamo un’entità. Abbiamo intrecciato le nostre energie. E non perché ci sia un legame passionale tra di noi… né perché siamo legati da debiti o favori … ma perché siamo impastati con il corpo di questa montagna. E solo noi due possiamo capirla veramente. In questo, tutta in questo, sta la nostra sintonia. E non è poco.

- No … non lo è.

- E se io sono il “Fantasma dell’Etna” tu sarai la sua “Aura”.

Sorrido felice. Una felicità mai provata prima d’ora.

- E adesso andiamo! Svelta!

Inizia a correre, come se la scalata precedente con dislivelli incredibili sia stata solo una passeggiatina per lui. Lo seguo immediatamente. Perché è già sparito dentro il buio della notte, inghiottito dal respiro del vulcano. Ma lo so che non è scomparso … che è lì da qualche parte ad aspettarmi. Lo so perché lo sento. Perché la vibrazione del vulcano ci unisce. Ci ritroveremo in cima.




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