I RACCONTI DEL CALENDARIO - novembre

 


----------ITALIAN ONLY


In Giappone la gente non si arrabbia mai. O almeno, questa è l’impressione che danno. Non si arrabbiano nemmeno quando, dopo un duro lavoro, il risultato faticosamente ottenuto va in malora. Da quando vivo qui … per “colpa” di mio marito che è innamorato di questo Paese e qui ha deciso di lavorare per tre anni … sto cercando di capire come fanno.

Per esempio, come si fa a non andare su tutte le furie quando, dopo aver creato una bellissima scultura con legni, rametti, sassolini, pezzetti di ceramica colorata e foglie … quattro giorni di lavoro e di pazienza … questa finisce per terra e si rompe in mille pezzi per colpa di una folata di vento passata da finestra a finestra fino alla veranda in giardino? È successo a me e ho cominciato a urlare: contro me stessa, il vento, il destino, il mondo. La figlia tredicenne della mia vicina, la piccola Keiko, mi ha sentito dal giardino accanto. È rimasta a fissarmi senza batter ciglio, aspettando che mi calmassi. Poi mi ha colta di sorpresa, dicendo:

- Non è successo niente, Alessia-san. È stato solo l’autunno.

 

Autunno che, tra parentesi, qui a Kyoto è bellissimo!

 

- Scusa – ho mormorato, imbarazzata. Capisco il giapponese ma non lo parlo ancora bene. Keiko ha sorriso e ha scavalcato la recinzione avvicinandosi a me. Si è inginocchiata e ha cominciato a raccogliere i cocci della mia scultura.

- No, no, per favore. Non devi – sono intervenuta io. E lei:

- Mi piace farlo. Ogni cosa che cade, io la raccolgo e ne studio l’autunno.

In che senso? Forse non ho compreso bene la parola. Lei mi viene incontro e ripete la frase in inglese, lingua che entrambe capiamo e parliamo.

- Che vuol dire che “ne studi l’autunno”? – ho domandato io.

- Cerco la sua parte più bella. L’autunno è bello, no?

- Be’ … per me sì. Per molti altri no.

- Anche per me è una bella stagione. E in ogni cosa che cade e si rompe… anche lì c’è “un bell’autunno da scoprire”.

- Davvero? E qui… in questo disastro … dove lo troviamo l’autunno?

- Per esempio – dice ancora lei, mostrandomi i brandelli della mia scultura stretti nelle mani – Guarda… non sembra un fuoco d’artificio?

- Un…?

- Sì, così, tutta “esplosa”. La tua scultura è ancora più bella. Sembra diventata un fuoco d’artificio. Se prendi una scodella, e un po’ di resina trasparente, e immergi questi cocci dentro … quando la resina diventerà solida avrai creato un bellissimo quadro. Non credi?

Non l’avevo mai vista sotto questa prospettiva.

- Qui in Giappone c’è una tecnica artistica – continua Keiko, posando tutti i pezzi sul tavolino del mio giardino – Si chiama kintsugi. Significa “aggiusta con l’oro”. Quando una cosa va in pezzi … un vaso, un bicchiere, una statuina … non si getta via. Si incollano i pezzi insieme, mescolando polvere d’oro alla colla e a un tipo di lacca lucida. Quando il tutto si solidifica, l’oggetto ha una decorazione in più… delle bellissime strisce d’oro che lo rendono ancora più bello.

- Davvero? Non lo sapevo. Deve essere meraviglioso!

- Se vuoi ti faccio vedere. Lo abbiamo studiato a scuola… sai, io sono nel Club d’Arte del mio istituto. Ho fatto qualche lavoretto anch’io. E ho aggiustato le cose rotte della mamma così. Vuoi?

- Certo! Voglio … sì. Grazie.

Keiko sorride e mi indica casa sua, oltre il recinto. La seguo, entro dentro con lei, saluto i suoi genitori e vado nella sua cameretta. Ammiro i lavori che ha eseguito e immagino già come far “rinascere” la mia scultura rotta.

 

Qualche giorno dopo, ho ripreso in mano i cocci del mio lavoro distrutto e ho fatto come suggeriva Keiko. Li ho messi in una scodella, li ho inondati di resina trasparente e poi ho fatto gocciolare una vernice d’oro qua e là ammirando i disegni barocchi che si creavano man mano che il colore si inoltrava nella resina pastosa. Non è stato facile creare un’opera nuova… ho dovuto combattere col mio carattere impaziente. Ma ho cercato di tenergli testa, di dominarlo. Di arginarlo. Può essere che stia solo cercando di conoscermi di più … e l’atmosfera gentile e pacata di questo Paese, che durante l’autunno viene amplificata, mi aiuta a farlo. Ho scoperto un’altra Alessia, quella che sa dominare la fretta e la rabbia. Anche mio marito mi ha “riscoperta” sotto questa nuova luce.

- Sei cambiata da quando stiamo in Giappone …

- Davvero? È un complimento o mi devo preoccupare?

- No, no, è bello. Ti vedo più serena, più rilassata … ti fa solo bene.

- Hai ragione. Mi fa bene.

Devo fermare queste sensazioni dentro, devo assimilarle. Perché non so se resteremo per sempre in Giappone… forse no. Viaggeremo ancora oppure torneremo stabilmente in Italia, dipende dal lavoro di lui. E anche dalle mie mire artistiche! Ma ovunque andremo, nel mio bagaglio dovrà esserci ancora, e per sempre, questa mentalità kintsugi che mi ha insegnato la piccola Keiko.

E che mi ha trasformato la vita.

Benvenuto novembre!

Corro ad accendere il caminetto e metto su un pentolino per il matcha (il tè verde di qui), da gustare poi sdraiata sul divano, con il piumone a coprire le gambe e una deliziosa musica shomyoh di sottofondo, mentre leggo un libro. Leggo ancora in italiano… ma l’autunno mi darà tutto il tempo e il modo di iniziare a farlo anche in giapponese. C’è gentilezza anche nell’aria, in questa stagione. La fretta è bandita.


Commenti

Post popolari in questo blog

Contessa dei Venti - Countess of the Winds

Inchinarsi alla Natura - Bow at Nature

L'UOMO DEI SOGNI E' ANDATO VIA - The man of dreams is gone